Quel che resta del 2017

 

Ecco una mia personalissima classifica in merito alle letture svolte in questo 2017. Dal peggiore al migliore. Ognuno con i ‘suoi dati anagrafici’. Ognuno con il suo incipit. Ognuno con una breve motivazione.

Ecco i miei diciotto libri con le loro 6657 pagine.

Cominciamo.

 

18) La figlia femmina, Giurinckovic Dato A., Fazi Editore, 2017, p.183

 

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Un intreccio di strade in festa attorno alla moschea. Nel suk il clima è più fresco e ventilato. E’ settembre. I bambini urlano, ridono, si rincorrono tra burka, veli color pastello, ricchi turisti, povera gente. Fanno rissa attorno ad un bazar, a un negozio che vende oggetti di culto, a un libraio. Un uomo addenta un haghrir e lo gusta come un bambino.

 

 

Non mi è piaciuto. Stile anonimo. Tematica, assai delicata, buttata lì come un mozzicone di sigaretta spento male in un posacenere. Nessuna potenza. La scelta della voce narrante poteva essere interessante. Avrebbe potuto ma non lo è stata.

 

17) L’illusione monarca, Cohen M., Gran Via Edizioni, 2016, p. 134

 

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In fondo, sotto il peso dell’aria, l’orizzonte è come un atrio o un sigillo. Non sembra una linea, m la traccia di un pennello quasi asciutto, anche se in realtà è la luce cristallina che ogni tanto lo cancella, lo allontana, lo dissolve o lo prolunga.

 

 

 

Vera delusione di quest’anno. L’idea è buona, ottima direi, ma a parere mio avrebbe avuto bisogno di concedersi un respiro più ampio, magari con qualche pagina in più. Mi ha lasciato la sensazione di un grosso incompiuto. Amaro in bocca e delusione. Peccato.

 

16) Sabato, McEwan I., Einaudi Editore, 2005, p. 294

 

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Qualche ora prima dell’alba Henry Perowne, un neurochirurgo, si sveglia per ritrovarsi già in movimento, seduto nell’atto di scostare le coperte e quindi di alzarsi in piedi. Non sa esattamente da quanto è cosciente, né del resto la cosa risulta avere rilevanza.

 

 

 

Siamo lontanissimi dal McEwan di Espiazione, anni luce.

Lo stile è perfetto, limpido, cristallino, l’autore si dimostra ancora una volta padrone della penna ed abilissimo nel maneggiarla, ma non c’è altro. Ho trovato la storia banale, la riflessione in merito alla vicenda superficiale, da rotocalco, l’analisi dei personaggi poco approfondita, da dilettante. Mi sarei aspettata qualcosa di più.

 

15) Lessico Famigliare, Ginzburg N., Einaudi Editore, 1963, p. 278

 

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Nella mia casa paterna, quand’ ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava:  Non fate malagrazie! Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate  potacci! Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire. Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi! E diceva: – Voialtri che fate tanti sbrodeghezzi, se foste una table d’hôte in Inghilterra, vi manderebbero subito via. Aveva, dell’Inghilterra, la piú alta stima. Trovava che era, nel mondo, il piú grande esempio di civiltà. 

Altra grandissima delusione del 2017.

So che aprirò le porte dell’Inferno, ma devo confessare che non mi è piaciuto. L’ho trovato noioso, ho spesso sperato di arrivare velocemente alla fine e questo non è un buon segno. Semplicemente credo che non rientri in ciò che mi porto in tasca quando cerco un libro che possa piacermi. Semplicemente credo che non sia assolutamente nelle mie corde.

 

14) Il Trono di Spade, Volume Primo, Martin G.R.R., Mondadori Editore, 1996, p. 423

 

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Le tenebre stavano avanzando.

“Meglio rientrare.” Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. “I bruti sono morti.”

“Da quando hai paura dei morti?” C’era l’accenno di un sorriso sul volto di ser Waymar Royce. Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. “Ciò che è morto resta morto” disse “e noi non dovremmo averci niente a che fare.”

 

Amo il fantasy lo confesso. Amo quel tipo di atmosfera, ed amo quel tipo di storia. Un punto a suo vantaggio quindi, certamente. Ma credo anche che, almeno il primo volume, sia di buon livello per quel che riguarda stile e spinta narrativa. Buona l’idea delle varie voci narranti. Unico grosso neo: scarsa attenzione nella traduzione alla ‘consecutio temporum’, con il congiuntivo bruciato dai draghi assieme ai traditori del Regno. Pietà, per favore, pietà.

 

13) Trauma, McGrath P., Bompiani Editore, 2007, p. 258

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La prima crisi depressiva di mia madre si verificò quando avevo sette anni, e io sentii che era colpa mia. Sentii che avrei dovuta prevenirla. Questo accadde circa un anno prima che mio padre ci lasciasse. Si chiamava Fred Weir.

 

 

 

 

Libro di buon livello. Conoscevo il McGrath di Spider, letto molti anni fa, e quello che ho riscoperto in Trauma non mi ha deluso. Notevole l’attenzione rivolta alle dinamiche sottese ai comportamenti dei personaggi, quasi da ‘addetti ai lavori.’

 

12) Musica, Mishima Y., Feltrinelli editore, 1965, p. 202

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Da quando ho aperto il mio studio al quarto piano di un edificio di Hibiya sono già passati cinque anni. La professione di psicanalista all’inizio era quasi per nulla conosciuta, ma a poco a poco è diventata più nota; naturalmente non si può paragonare con la popolarità che gode in America, ma il fatto che io adesso possa permettermi di pagare un costoso affitto per uno studio in centro, è il simbolo di un’acquisizione di status non solo per me, ma per tutti coloro che lavorano in questo settore.

 

 

Di questo breve romanzo, o racconto lungo, ho apprezzato la delicatezza dello stile, la leggerezza e l’eleganza, anche se talvolta rischia di addentrarsi in una modalità quasi autocelebrativa di narrazione che potrebbe alla fine risultare pesante. L’argomento trattato è complesso, difficile da stendere su una pagina bianca, la psicanalisi è ostile, tosta da addomesticare, insomma è un testo impegnativo, a tratti faticoso, ma appartiene a quelle vette che si raggiungono con un po’ di sudore e forse per questo ancora più meritevoli.

 

11) Stoner, Williams J., Fazi Editore, 1965, p. 322
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William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa Università, dove restò ad insegnare fino alla sua morte, nel 1956.

 

 

 

 

Già dall’incipit emerge quella che è la qualità maggiore di questo romanzo: la semplicità. Semplice la storia, semplice lo stile, semplice e senza scossoni la cronologia, insomma tutto è semplice. Credo che questa sia una delle abilità più difficili da raggiungere e che rende Stoner un libro di grande qualità e Williams un grande scrittore.

 

10) Rabbia, Palahniuk C., Mondadori Editore, 2007, p. 303

 

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Wallace Boyer (venditore di auto): Come  la maggiorparte delle persone, anche io non avevo mai visto Rant Casey né ci avevo mai parlato finché non è morto. Con la gente famosa è così, quando tirano le cuoia la loro cerchia di amici intimi si ingigantisce.

 

 

 

Palahniuk non ha bisogno di tante presentazioni e neppure le vorrebbe. E’ uno di quegli autori che o lo ami o lo odi. Senza mezze misure, come senza mezze misure sono i suoi romanzi. A parere mio è una delle voci maggiormente rappresentative della letteratura americana contemporanea, o meglio di una parte di letteratura americana contemporanea scomoda, indigesta, polverosa, poco gestibile a suon di pannocchie alla brace e feste del Ringraziamento. Rappresenta il grido di un mondo che non torna più e di parole che non ascoltano e che soprattutto non confortano. La particolare forma assunta di questo romanzo lo rende forse leggermente meno fruibile, ma ad ogni modo di grande potenza.

 

09) American Gods, Gaiman N., Mondadori Editore, 2001, p. 523

 

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Era in prigione da tre anni, Shadows. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l’aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto lo amava.

 

 

Ancora fantasy, ma stavolta di altissimo livello. La storia è inebriante, accattivante, l’immaginazione di Gaiman immensa. La cosa interessante però è che il romanzo può essere letto anche in una chiave diversa, ovvero come una disincantata critica nei confronti dell’America dei giorni nostri e dei valori che la contraddistinguono. Da leggere.

 

08) Soffocare, Palahniuk C., Mondadori Editore, 2001, p. 265

 

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Se stai per metterti a leggere, evita. 

Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci finché sei ancora intero.

Salvati.

 

 

 

Stesso discorso di Rabbia, stesso identico discorso. Qual’è la differenza? A questo punto la differenza è solo una questione di gusto personale. Prima cosa, uno degli incipit più forti che abbia mai letto. Seconda cosa, una capacità di entrare in contatto col lettore insolita, con una voce narrante di quelle davvero difficili da non ascoltare. Terza cosa, ho trovato questo romanzo delizioso, delizioso perché va a scavare nella melma delle emozioni umane e lo fa come se sguazzasse in un limpido laghetto di montagna. Delizioso.

 

07) Tristano muore, Tabucchi A., Feltrinelli Editore, 2004, p. 162

 

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…Rosamunda Rosamunda che magnifica serata sembra proprio preparata da una fata delicata mille luci mille voci mille cuori strafelici sono tutti in allegria oh ma che felicità Rosamunda se mi guardi tu Rosamunda non resisto più…Ti piace? Era dei miei tempi, quando Rosamunda guardava Tristano e più che lo guardava e più che lei gli piaceva…

 

 

 

Narrazione intima, intensa, dove i pensieri scorrono torbidi, senza pietà. Uno dei migliori scrittori italiani di tutti i tempi che si cimenta in un romanzo complesso, anche stilisticamente, dove riflessioni e memorie si intrecciano e cercano un senso.

 

 

06) Il Simpatizzante, di Than Nguyen V., Neri Pozza Editore, 2016, p.508

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Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce. E un uomo con due menti diverse, anche se questo probabilmente non stupirà nessuno. Non sono un mutante incompreso, saltato fuori da un albo a fumetti o da un film dell’orrore, anche se c’è chi mi ha trattato come se lo fossi. Sono semplicemente in grado di considerare qualunque argomento da due punti di vista diversi.

 

Premio Pulitzer 2016. Meritatissimo.

Il protagonista del romanzo è uno di quelli che ti porti dietro, te li trascini quasi quando la loro forza diventa ingombrante. Colpa ed Innocenza, Giustizia ed Ingiustizia, Bontà e Crudeltà sono dimensioni esistenziali che si intrecciano confondendosi in un periodo assai delicato e poco esplorato dal punto di vista narrativo come quello della Guerra in Vietnam. Qua si svelano le carte, e si buttano tutte sul tavolo. Non c’è pietà, per nessuno.  Grande storia con uno stile da grande scrittore. Chapeau.

 

05) Pastorale Americana, Roth P., Einaudi Editore, 1997, p. 458

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Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. 

 

 

 

Qua entriamo nell’Olimpo.

Ovviamente troviamo Philiph Roth, una delle voci più importanti della letteratura contemporanea, ormai da anni in lotta per il Nobel ma non ancora ottenuto. Splendido affresco di un’ America stanca, provata da tutta una serie di aspettative deluse che si vanno a scontrare con la realtà, con una realtà che ha la faccia di una ragazzina di sedici anni che dilania con una bomba fatta a mano un piccolo ufficio postale. Amaro, cinico, poco incline ai sentimentalismi e tutto con uno stile a parere mio ineguagliabile. Siamo di fronte a Philiph Roth ed a Philiph Roth dobbiamo solo inchinarci.

 

04) Il Gigante sepolto,  Ishiguro K., Einaudi Editore, 2015, p. 320

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A lungo avreste cercato il tratturo serpeggiante o il quieto prato per cui l’Inghilterra sarebbe nel tempo divenuta celebre. Al loro posto, miglia di terra brulla ed incolta; qua e là scabri sentieri lungo colli scoscesi o brughiere desolate.

 

 

 

 

Ishiguro è stato Premio Nobel per la Letteratura nel 2017, noto soprattutto per il romanzo ‘Quel che resta del giorno’.

Questo è un romanzo sull’Amore, sulla Memoria, sulla Colpa, il tutto ambientato in una mitica Inghilterra di mostri ed eroi che poi alla fine non sono tanto mostri e neppure tanto eroi.
Gioiello di una delicatezza infinita, piccola perla di una Letteratura che non ha bisogno di tinte forti o di incrostazioni sanguigne, perché eleganza, forza narrativa e creatività bastano ed avanzano.
Bellissimo.

 

3) Il Teatro di Sabbath,  Roth P., Einaudi Editore, 1995, p. 468

 

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Giura che non scoperai più le altre o fra noi è finita.

Questo l’ultimatum, il delirante, improbabile, assolutamente imprevedibile ultimatum che la signora cinquantaduenne impose tra le lacrime al suo amante sessantaquattrenne, il giorno in cui il loro legame, di stupefacente impudicizia e altrettanto stupefacente riservatezza, compiva tredici anni.

 

 

 

 

 

Entriamo nei primi tre posti della classifica.

Di nuovo Roth con Sabbath, il protagonista di questo romanzo: irriverente, cinico, a tratti perverso, una sorta di ‘re nero’ che troneggia su crudeltà, vane aspettative ed illusioni del genere umano. Ma nello stesso tempo Sabbath racchiude tutti gli aspetti meno nobili dell’esistenza e li purifica dando voce a istinti e pulsioni. Verrebbe da dire: ‘innocente e senza malizia come un bambino’, ed in effetti è proprio così dato che l’uomo è rimasto bloccato all’anno 1944, poco più che bambino, quando perderà l’amato fratello maggiore in guerra. E questo lutto accompagnerà la vita di Sabbath per sempre, rispecchiandosi negli innumerevoli altri lutti che si troverà ad affrontare. In merito alla trama mi fermo qui. In merito alle suggestioni, è un romanzo da cui poter trarre innumerevoli spunti anche in chiave psicologica: tutto è incentrato attorno ad un lutto, ad una morte che avrà delle conseguenze su Sabbath e sul suo sistema familiare; le stesse scelte di vita di Sabbath, anche quelle più estreme, saranno condizionate da questo lutto irrisolto e dal fatto di essere sopravvissuto al posto dell’amato fratello; è quindi un libro sul lutto, ma oltre a questo anche sui conflitti di lealtà all’interno di un sistema familiare che ha vissuto un lutto, ed ultimo ma non ultimo sulle conseguenze che ereditiamo dalla nostra famiglia di origine. Più conosco Philip Roth, più lo userei come materiale di studio. Da leggere.

 

02) Cecità, Saramago J., Feltrinelli Editore, 1995, p. 276

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Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accellerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte di nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così.

 

 

 

I primi due posti nella mia classifica li lascio a voi.

Non starò a dilungarmi sulle loro qualità, sono a parere mio capolavori assoluti della letteratura che meriterebbero ben altro rispetto a questo mio breve spazio risicato fra un scampolo di anno ed un altro.

Saramago è un Vate ed è un delitto non conoscerlo. Non si può parlare di letteratura senza aver letto Saramago. Cecità è un tesoro indiscusso. Scopritelo.

 

1) Infinite Jest, Wallace D.F., Einaudi Editore, 1996, p. 1280

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Mi siedono in ufficio, sono circondato da teste e corpi. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Sono in una stanza fredda nel reparto Amministrazione dell’Università, dei Remington sono appesi alle pareti rivestite di legno, i doppi vetri ci proteggono dal caldo novembrino e ci isolano dai rumori Amministrativi che vengono dall’area reception, dove poco fa siamo stati accolti lo zio Charles, il Sig. deLint e io.

Sono qui dentro.

 

Capolavoro assoluto.

Qua siamo di fronte ad un vero e proprio atto di fede: presente il mare aperto? Quello profondo, ma tanto profondo? Ecco, provate a vedere queste 1300 pagine come un tuffo in mare aperto. Non si vede il fondo, questo affatica e fa paura, ma forse lo scopo non è vedere il fondo, troppo oscuro, ma tuffarsi, trovare il coraggio e tuffarsi.

Non ho gli strumenti per convincervi a leggere Infinite Jest, non li ho, né tanto meno avrebbe senso dilungarmi sulle enormi qualità letterarie di Wallace e del suo universo letterario interrotto troppo presto e troppo in fretta.

Quello che posso dire è che una volta letto Infinite Jest non sei più lo stesso e ciò che leggerai dopo sarà inevitabilmente influenzato da Infinite Jest.

Sì, vero, ci vuole coraggio, molto coraggio.

Ma per tuffarsi in mare aperto ci vuole coraggio. Ci sono tanti mostri che possono apparire e Wallace te li mette bene di fronte.

Quindi in bocca a lupo. Ma ne vale la pena. Ne vale decisamente la pena.

 

 

Ecco qua la mia terzina.

In questi tre libri si va al di là di una storia scritta bene, qui si entra in contatto con la parte più viscerale della scrittura che è quella che va a toccare tasti che non si leggono, ma si intuiscono dietro alle pagine scritte. Siamo di fronte a delle vere opere d’arte. Il mio augurio per il nuovo anno è che abbiate il tempo e la voglia di affrontarle.

 

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