I cammini di Santiago.

Iniziare questo mio viaggio in questo modo ha del ridicolo, del davvero ridicolo. Innanzitutto, e non è poco, è un viaggio a suon di lettere e rumori di tastiera, col sedere ben posizionato sulla sedia ed un paio di occhiali inforcati sugli occhi. E’ una specie di Santiago di Compostela multimediale, dove al posto di chilometri a piedi e di sudore che imperla la fronte ci saranno metrate di parole e di pensieri, e non basterà una boraccia a dissetare l’arsura, qua ci vorranno ancora parole e parole, lette e scritte, in una sorta di uroboro pagano dai mille significati e dai mille simbolismi. E poi, secondo aspetto, consideriamo la partenza, ma valutiamola in sé e per sé, in modo concreto: ho deciso di iniziare con Henry Miller, e nello specifico con “Tropico del Capricorno” di Henry  Miller. Ci sono cose che non ti spieghi e fatti che accadono e non sai come, “effetto random” o “effetto farfalla” chiamiamolo come ci pare, ci sono insomma relazioni e collegamenti improbabili che sembrano scritti o diretti da un Grande Fratello nascosto dentro il televisore o infiltrato, subdolo, fra gli spifferi delle finestre; cominciare questo percorso parlando di un romanzo in cui l’autore spiega i motivi per cui ha preso una penna ed ha cominciato a Scrivere, non a narrare, ma a Scrivere, sa tanto di captatio benevolentiae all’ennesima potenza, di una strategia nemmeno tanto sottile per attirare e catturare favori e attenzioni di eventuali lettori o distratti visitatori.

Ma in realtà non è così. E’ che tutto questo è nato mentre leggevo questo libro. Punto. Niente altro da dire o da dichiarare se non la voglia di toccare concretamente tutto ciò che concreto non è, di dare una solidità sostanziale alle parole, tentando di costruire un universo condiviso dove poter vagare per chi, come me, erra ormai da anni nel trafficatissimo e caotico raccordo anulare della letteratura.

“Universo condiviso”: ebbene sì, mi piacerebbe trovare altri pellegrini che gradualmente si aggiungessero alla sottoscritta, e che portassero con sé le loro provviste, le loro scarpe di ricambio e un paio di stracci da mettersi addosso in caso di pioggia; ad ogni chilometro un pellegrino in più, ad ogni sosta nuovi passi accanto ai miei.

Questo è quanto. Sono pronta per partire. La bisaccia è colma e si riempirà strada facendo ancora di più. Prima sosta: “Tropico del Capricorno”. Partiamo.image-2

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2 pensieri su “I cammini di Santiago.

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